• Maggio 10, 2021

Perché i First Party Data sono così importanti?

Perché i First Party Data sono così importanti?

Perché i First Party Data sono così importanti? 800 481 DataLit

Articolo di Maurizio Crisanti

Nell’era digitale, i First Party Data costituiscono un elemento di valore per le aziende. Attraverso questi dati i manager e responsabili marketing possono reperire informazioni fondamentali per orientare le scelte aziendali e le campagne di comunicazione e promozione di prodotti e servizi. 

Definizione dei First Party Data

Cosa sono i First Party Data? I dati di prima parte sono costituiti dalle informazioni che le aziende raccolgono dalle proprie fonti. In sostanza, si tratta di tutte le informazioni sui clienti e i loro comportamenti provenienti da sorgenti online e offline, come il sito web, l’app, l’e-commerce, il CRM, i social media o i sondaggi dell’azienda. Nel CRM sono infatti presenti non solo gli elementi raccolti con strumenti digitali, ma anche dati raccolti offline, durante fiere commerciali, campagne realizzate con promoter in luoghi fisici, biglietti da visita, liste acquisite su fogli Excel, fatture e tutto ciò che riguarda i canali commerciali e i contatti dell’azienda.

Quali sono gli elementi presenti nei First Party Data

In genere i dati di prima parte possono includere informazioni di questo tipo:

  • dati demografici 
  • siti web visitati e interazioni
  • cronologia degli acquisti
  • interessi
  • tempo trascorso sul sito web

e molte altre. 

Tra gli aspetti interessanti c’è il fatto che:

  • i First Party Data possono essere raccolti gratuitamente. Dunque si tratta di dati rilevati internamente, anche senza effettuare costose campagne di advertising o lead generation;
  • l’azienda che possiede i dati ha tutti i consensi necessari da parte dei clienti. In  tempi di GDPR tutto questo è molto importante perché permette di ottenere un dataset rispondente ai requisiti e condizioni delle norme sulla Privacy. 

Come utilizzare i First Party Data 

I dati di prima parte sono di grande qualità perché del tutto affidabili: attraverso il loro utilizzo è possibile offrire ai clienti tradizionali e a quelli potenziali un’esperienza personalizzata e motivarli a convertire, offrendo loro i prodotti dei quali hanno segnalato il bisogno. In alcuni campi, come quello dell’Editoria, i dati di prima parte sono molto utili. È infatti possibile dare valore ai dati raccolti per raggiungere i propri utenti con contenuti personalizzati e offerte di piani a pagamento, per monetizzare i dati raccolti dall’azienda.

Ecco i vantaggi dell’utilizzo dei First Party Data.

  1. Creare esperienze personalizzate

La raccolta di dati di prima parte semplifica la conoscenza degli utenti, dei loro bisogni e la suddivisione in gruppi specifici, attraverso la segmentazione. È possibile analizzare il traffico web del sito e creare segmenti di pubblico alla ricerca di prodotti specifici, accomunati da una passione, un hobby o uno sport, ad esempio. Individuato il target, si possono creare messaggi altamente personalizzati e aumentare l’efficacia delle campagne di marketing personalizzando le offerte. I First Party data si rivelano molto utili anche per migliorare il ROI degli annunci personalizzati e delle campagne di programmatic advertising.

  1. Ottenere informazioni sulla audience e sui clienti

La raccolta di dati di prima parte offre la possibilità di raccogliere i dati e salvarli nel CRM, ma anche di approfondire i profili dei clienti e di utenti interessati al brand e ai suoi prodotti. Utilizzando piattaforme DMP – acronimo di Data Management Platform – è possibile integrare i dati da varie fonti ottenendo una visione completa dei clienti riguardo a cosa apprezzano di più, a quali prodotti sono più intenzionati ad acquistare, alle pagine di abbandono, carrelli dell’e-commerce abbandonati e molto altro.

  1. Rispettare il GDPR

Come accennato, i First Party Data sono di valore in quanto raccolti direttamente dal responsabile del trattamento con tutti i consensi necessari. Questo aspetto è sicuramente apprezzato dai clienti, perché essi sanno di aver già dato il consenso ad essere raggiunti da messaggi e annunci, in quanto conoscono l’azienda e sono interessati ai suoi prodotti. 

L’importanza dei First Party Data: la questione dei Cookie 

È cosa nota che i browser più utilizzati, come Chrome, permettono di raccogliere dati attraverso i cookie. La notizia è che sia Chrome che Safari, come molti altri browser, tra qualche mese non supporteranno più i cookie di terza parte, che costituiscono la base del Digital Advertising. Si tratta di una vera rivoluzione nel digital marketing, ad oggi orientato a conoscere le abitudini degli utenti web attraverso il tracciamento dei loro comportamenti effettuato dai cookie. I gestori dei più noti browser lo fanno per ragioni legate al rispetto della Privacy, con effetti dirompenti per il digital advertising sulle piattaforme più utilizzate per gli ads a pagamento: Google e Facebook, ad esempio.

C’è però una buona notizia: questa evoluzione dei browser non riguarderà i First Party data. Per questo le aziende dovranno pensare a raccogliere, integrare, analizzare e attivare (anche molto velocemente) i First Party Data.

First Party Data ed Editoria 

Nel settore dell’editoria i First Party Data permetteranno una navigazione personalizzata, di riconoscere l’utente e, di conseguenza, mostrargli contenuti per lui interessanti. Permetteranno di creare contenuti aderenti agli interessi dei lettori e di avere maggiori informazioni per quanto riguarda il settore pubblicitario. A patto che si sappiano gestire i dati di prima parte. 

Come stabilire le strategie

Quali dati raccogliere in base a obiettivi prefissati: il primo step sarà appunto quello di stabilire una strategia dei dati, per un’esperienza più rilevante sia nei confronti dei nuovi utenti che di quelli fidelizzati.

Quindi di raccogliere dati, tramite sorgenti e touch point: dal sito web, da app mobili, smart speaker, newsletter, etc. Il tutto all’insegna della trasparenza e dello scambio a due vie: l’utente fornisce volontariamente i dati, in cambio di un’esperienza più attinente ai suoi interessi.

Raccoglierli non basterà, perché bisognerà analizzare e attivare i dati, dotandosi degli strumenti giusti. Creato un unico repository dei dati grezzi raccolti, un data lake centralizzato, serviranno soluzioni di augmented analytics e machine learning per “scatenare” la potenzialità degli stessi.

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