• Dicembre 9, 2020

Metodi e strategie per monetizzare il traffico mobile

Metodi e strategie per monetizzare il traffico mobile

Metodi e strategie per monetizzare il traffico mobile 640 427 DataLit

di Francesca Morpurgo

A causa dell’epidemia di Covid 19 c’è stata nel corso del 2020 una forte contrazione degli investimenti in advertising. Secondo il recente rapporto “Mobile Advertising Trends” di Pubmatic però la spesa nel traffico mobile ha risentito molto di meno del traffico desktop di questa riduzione rappresentando attualmente il 51% circa del totale e con tendenza a crescere ancora. D’altronde lo stesso Google ha recentemente deciso di privilegiare nell’indexing e nel ranking la versione mobile dei siti rispetto a quella desktop (mobile first indexing).

Diventa vitale quindi riuscire a monetizzare in modo efficace il proprio traffico mobile, dato che non farlo equivarrebbe a esporsi a un rischio quasi insostenibile in questi tempi di crisi.

Le strategie da adottare sono molteplici, ma possono essere comunque divise in due filoni principali:

  1. Ottimizzazione – cioè lavorare sul proprio sito mobile perchè offra la migliore esperienza possibile all’utente. Questo aiuterà in modo significativo anche la monetizzazione.
  2. Affinare la strategia di monetizzazione: lavorare sulla targettizzazione, sugli asset tipici del mobile (geolocalizzazione) e sul vendere il proprio inventory nel modo giusto, ai partner più convenienti.

Vediamo in dettaglio quali sono i punti principali di queste due linee di azione.

l di sotto del 30% in modo da non far fuggire l’utente.

Come aumentare la monetizzazione del traffico mobile attraverso il miglioramento della user experience

1. Per prima cosa se il proprio sito non ha una versione mobile, o non è responsive, è vitale porre rimedio a questa mancanza, in quanto un sito desktop fruito su mobile è scarsamente fruibile e quindi monetizzabile. L’esperienza su mobile è e deve essere completamente diversa da quella su desktop. Se si deciderà per una versione mobile diversa da quella desktop, ci si avvarrà del cosiddetto dynamic serving, cioè verrà generata una diversa versione dell’html a seconda del browser e del device utilizzato. Nel caso del responsive design (soluzione “incoraggiata” da Google) invece il sito si “adatterà” al device. 

2. Al secondo posto, ma in realtà sarebbe un primo ex aequo, c’è sicuramente la velocità. Bisogna rendere il proprio sito mobile quanto più veloce possibile, sia perché questo diventerà nel corso del 2021 uno degli elementi chiave per il ranking (introduzione da parte di Google dei core web vitals come elementi chiave per valutare un sito) sia perchè la velocità di caricamento del sito è direttamente proporzionale alla monetizzazione (secondo Google per esempio i siti che si caricano in 5 secondi guadagnano il doppio di quelli che si caricano in 19 secondi). Per aumentare la velocità si possono utilizzare due modalità:

    • Sviluppare il proprio sito utilizzando le cosiddette applicazioni web progressive (progressive web apps o PWA) che si comportano come un ibrido fra pagine web tradizionali e app e che sono in grado di migliorare enormemente l’esperienza dell’utente e di conseguenza la sua permanenza sul sito e la monetizzazione dello stesso. Purtroppo implementare una PWA è molto costoso e presenta delle difficoltà tecniche non indifferenti per cui per farlo è necessario un team dedicato. Nel caso in cui ci si renda conto di non avere abbastanza risorse per farlo, si può provare con 
    • Lo standard AMP (accellerated mobile pages) che consente di creare pagine ottimizzate per i dispositivi mobili e che si caricano molto velocemente. AMP inoltre è un framework open source, per cui non ci sono fee da pagare per utilizzarlo.

3. Anche se un sito si carica velocemente, se è talmente sovraccarico di ads da rendere difficile per l’utente accedere al contenuto che cercava è molto probabile che l’utente abbandoni il sito, riducendo così la monetizzazione. Il terzo fattore quindi è ottimizzare la densità dei mobile ads (cioè il rapporto fra l’altezza di tutti i mobile ads nella principale parte di contenuto di una pagina e l’altezza della principale parte di contenuto) tenendola al di sotto del 30% in modo da non far fuggire l’utente.

Capire come vendere il proprio inventory al miglior prezzo ai migliori partner

Una volta ottenuto un sito mobile perfettamente ottimizzato e in linea con tutti i dettami della user experience si dovrà lavorare sulla monetizzazione vera e propria, cioè sul vendere nella maniera più profittevole il proprio inventario. Ecco qualche idea.

  1. Riservare la parte più pregiata del proprio inventario (spazi sulla home, o un formato adv particolare e particolarmente di impatto) al sales team interno per gli advertiser più interessanti.
  2. Spesso i publisher hanno richieste in eccedenza rispetto alla loro disponibilità di spazi adv. Se questo è il vostro caso, potreste creare una partnership esclusiva con un solo ad network con accesso trasparente al vostro inventario
  3. Per i retailer: gran parte del traffico mobile è dedicata allo shopping online, ma una minima parte di questo traffico si conclude con un acquisto, quindi con una monetizzazione. I retailer possono però, tramite una soluzione come quella proposta da DataLit.ai, monetizzare anche la restante parte del loro traffico vendendo agli advertiser spazi adv ultra-segmentati basati sui dati dei loro utenti.
  4. Considerare la possibilità di creare dei private marketplaces a invito per i clienti più esclusivi, basati sulla tecnologia programmatic.
  5. Essere sempre aggiornati sui nuovi formati adv e introdurne di nuovi conducendo indagini sui più profittevoli. Non sottovalutare, soprattutto nel mobile in cui è ancora più facile infastidire l’utente dato il poco spazio disponibile, le potenzialità dei native ads, anche in combinazione con l’header bidding.
  6. Sfruttare i dati che sono tipici del mobile  (il device e la geolocalizzazione) per targettizzare l’utenza. In particolare la geolocalizzazione è estremamente interessante per gli advertisers, dato che fornisce dati non solo sulla posizione ma anche temporali (quando un utente si trova in un certo posto) e permette di raggiungere l’utenza in modi che sarebbero impossibili su desktop.
  7. Purtroppo anche nel mondo dell’advertising, e nel mobile advertising ancora di più, sono frequenti le frodi (ads posizionati in posti semi-invisibili ma che ciononostante risultano con alte performance, redirect, contesti non appropriati, etc). Diventa quindi essenziale mantenere la massima trasparenza sul tipo di inventario che si può offrire (che tipo di contenuti, di contesto, di utenti) e sui risultati della campagna in modo da creare un clima di fiducia con gli advertisers, cosa ancora più importante ora che gli investimenti pubblicitari sono in una fase di contrazione.
  8. Tener presente che sebbene il traffico mobile stia crescendo vertiginosamente, in realtà la maggior parte del tempo viene impiegata dagli utenti non navigando pagine web da mobile bensì utilizzando le app. Per cui anche gli advertisers si stanno concentrando sugli ads “in-app”. Se il proprio business lo permette (sia per tipologia sia per risorse economiche da mettere a disposizione) considerate di affidarvi a un’app piuttosto che (o accanto a) il tradizionale sito mobile. 
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