• Gennaio 16, 2021

L’AI prende il potere: il machine learning sostituirà le persone?

L’AI prende il potere: il machine learning sostituirà le persone?

L’AI prende il potere: il machine learning sostituirà le persone? 1024 576 DataLit

E’ possibile che il machine learning sostituisca gli esseri umani?

Gli analisti del World Economic Forum nel loro report “Il futuro del lavoro” (2018) hanno previsto un futuro in cui le trasformazioni della forza lavoro sono grandemente influenzate dall’avvento e dalla crescita dell’intelligenza artificiale. Secondo il report in soli quattro anni (2018-2022) assisteremo a un profondo cambiamento nel mondo del lavoro: da una parte l’automazione e le tecnologie basate sull’intelligenza artificiale (IA) faranno sì che molti lavori precedentemente svolti da umani non siano più necessari (dato che le persone possono efficacemente essere sostituite da macchine controllate dall’intelligenza artificiale), dall’altra questo farà sì che la richiesta di nuove figure professionali connesse alle tecnologie emergenti sia sempre più forte e renderà essenziale assumere risorse altamente qualificate.

L’intelligenza artificiale prende il sopravvento: cosa cambia nel mondo del lavoro

Particolarmente degno di nota è il fatto che entro il 2022 ci si aspetta che il 42% di tutte le ore lavorate e il 57% di ore impiegate in specifici lavori (paragonati rispettivamente al 29% e quasi zero nel 2018) sarà svolto da macchine, che iniziano a svolgere automaticamente persino compiti come comunicare, interagire, coordinare, prendere decisioni. Ad ogni modo, è certo che nuovi lavori emergeranno come sottoprodotto di questo processo, causando da una parte la perdita di 75 milioni di posti di lavoro ma dall’altra l’emergere di 133 milioni di nuovi ruoli, che sono più adatti alla nuova divisione del lavoro fra umani e algoritmi.

Intelligenza artificiale e apprendimento umano a confronto: l’IA sta sostituendo gli esseri umani?

Torniamo dunque alla nostra domanda centrale: la crescita dell’IA farà sì che numerose posizioni lavorative, anche intellettuali (apprendimento ed elaborazione di nuova conoscenza) siano occupate dalle macchine? La risposta è insieme affermativa e negativa.

L’intelligenza artificiale sta crescendo a un ritmo rapidissimo ed inizia ad essere presente in campi che prima erano feudo esclusivamente degli esseri umani, come fornire consulenze, prendere decisioni, persino la scrittura: Microsoft per esempio nel 2020 ha sostituito dozzine di giornalisti e di editor con algoritmi basati su tecniche di intelligenza artificiale e molte aziende fanno scrivere alcuni dei loro report da intelligenze artificiali (Forbes ad esempio ha sviluppato Quill™, un algoritmo che analizza i dati e genera report o persino testi narrativi di ottima qualità). Naturalmente scenari da fantascienza in cui computer super intelligenti conquistano il completo dominio sulla razza umana al momento rimangono nel regno della narrativa e dell’immaginazione. L’intelligenza artificiale non solo non è giunta ma non è nemmeno prossima ad eguagliare veramente il modo in cui le persone ragionano e apprendono (basti pensare ai chatbots automatici… avere a che fare con loro non è certo esaltante).

Le applicazioni concrete dell’IA: quando gli algoritmi danno il meglio

Al contrario su compiti specifici che includono automatizzare od ottimizzare attività (per esempio esaminare enormi quantità di dati e trarne delle conclusioni) l’intelligenza artificiale può raggiungere risultati che gli umani non possono neanche lontanamente sognare. Per questo l’IA è utilizzata nella ricerca medica, un campo in cui  la sua capacità di esaminare alla velocità della luce migliaia di possibili decisioni di progettazione può realmente velocizzare lo sviluppo di nuovi farmaci; enormi aziende e-commerce come Amazon utilizzano l’IA per ottimizzare i loro magazzini e anche per calcolare di quanti autisti avranno bisogno in un dato momento per consegnare gli ordini; le compagnie finanziarie utilizzano l’IA per passare al setaccio migliaia di transazioni online e per identificare possibili frodi.

IA ed esseri umani: una cooperazione estremamente vantaggiosa

Questo vuol dire che alla fine il machine learning sostituirà gli esseri umani? Che l’IA prenderà il sopravvento? Al contrario, sembra che attualmente le linee di ricerca più avanzate puntino a sviluppare sistemi in grado di aiutare gli esseri umani a fare il loro lavoro meglio e faticando di meno, liberando tempo ed energie per occupazioni più creative e realmente necessitanti di intervento umano. Naturalmente alcuni posti di lavoro andranno persi, ma altri ne verranno creati e altri ancora diventeranno meno onerosi e faticosi. 

Un eccellente esempio di questa interazione uomo-macchina è il customer care: immaginiamo quanto una persona che svolge compiti di customer care potrebbe avvantaggiarsi di un’IA che in tempo reale capisce ciò che il cliente sta dicendo e propone alcune possibili soluzioni al problema, fra cui l’addetto può selezionare quella che reputa migliore, risparmiando tempo e facendo sì che il cliente goda di un’esperienza decisamente migliore. Le IA con ruoli di customer care possono aiutare gli addetti a migliorare i loro tassi di risposta e ad avere risultati migliori, o a capire il momento migliore in cui iniziare conversazioni con i membri di una comunità…in questo modo le persone sono libere di concentrarsi su aspetti più importanti e complessi del loro lavoro, aspetti che hanno a che fare con la comprensione, l’empatia, il dialogo e che solo gli umani sono in grado di gestire.

Un altro esempio è la capacità degli algoritmi di IA di analizzare i dati dei clienti sui siti web degli e-commerce e degli editori con un livello di granularità che persone estremamente qualificate possono raggiungere solo a prezzo di grandi sforzi. I risultati di questa analisi possono quindi essere utilizzati dai decisori (inserzionisti, editori o e-commerce) per meglio pianificare le loro campagne o per monetizzare i loro siti in modi a cui prima non avevano pensato.

Questo è proprio ciò di cui si occupa DataLit.AI:  grazie all’intelligenza artificiale, DataLit.AI può predire il comportamento degli utenti profilando i visitatori dei siti web con una precisione inattingibile senza usare gli strumenti messi a disposizione dall’IA; tramite aste virtuali riesce a offrire lo spazio advertising più ambito (l’header) a più di un demand partner contemporaneamente e quindi a massimizzare gli introiti; aiuta gli e-commerce a vendere i loro spazi mettendo a profitto gli utenti che non concludono il processo di acquisto ma sono interessanti fonti di dati e vengono quindi identificati e clusterizzati. Qui è chiaro che l’intelligenza artificiale non sta soppiantando gli esseri umani, ma al contrario li sta aiutando a svolgere un lavoro migliore in meno tempo. Naturalmente la capacità di utilizzare i risultati delle elaborazioni delle intelligenze artificiali (per esempio analisi dei KPIs o analisi di set di dati particolarmente grandi, etc) rimane di pertinenza squisitamente umana, anche se non possiamo essere certi di ciò che riserva il futuro.

Il ruolo degli umani nell’interazione uomo/macchina è quindi cambiato: le macchine non sono più usate solo come uno strumento, ora possono risolvere problemi. Il ruolo dell’essere umano è definire i problemi che le macchine debbono risolvere e quindi utilizzare e sviluppare le soluzioni proposte. Dunque è assolutamente evidente che anche una tecnologia come quella messa a disposizione da DataLit.AI non è di alcuna utilità se non c’è nessuno in grado di definire chiaramente i problemi di business e i risultati che si vogliono raggiungere. L’IA è (ancora) nulla senza l’intelligenza umana.

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